Comune di Dolceacqua
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Dolceacqua: grande partecipazione della Popolazione per i Festeggiamenti dell'Unità d'Italia

 

Il nostro Comune ha voluto festeggiare il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia con una serie di iniziative che hanno visto il loro culmine con l'inaugurazione della Targa dedicata al Concittadino Gerolamo Novaro, padre di Michele Novarò che musicò il "Canto degli Italiani" di Goffredo Mameli oggi più comunemente chiamato "Fratelli d'Italia".

Alla cerimonia erano presenti oltre al Parroco Don Alessio che aveva precedentemente celebrato una funzione religiosa a memoria di questa giornata, i rappresentanti dell'Arma dei Carabinieri, della Forestale, della Polizia Locale, della Protezione Civile, ex combattenti e la Banda Cittadina che dopo il discorso del Sindaco Fulvio Gazzola, ha suonato l'Inno Nazionale e poi nel proseguo ha trattenuto i numerosi cittadini durante il rinfresco.

Nel suo discorso, il Sindaco Fulvio Gazzola, oltre a ricordare chi erano Gerolamo e Michele Novaro ha voluto sottolineare che ".. la giornata di oggi non debba essere solo un omaggio alle memorie, ma anche un impegno di fedeltà ai valori fondamentali, solennemente sanciti nella nostra Costituzione, che legano, in una realtà comune, le multiformi varietà culturali e territoriali di questo nostro Paese" e concludendo che " con questa targa sia il simbolo nel quale ricordare tutti quegli uomini che con la passione, il coraggio e la fierezza hanno portato avanti le loro idee e le loro battaglie ..... e vuole rappresentare il nostro impegno a difendere questi ideali e la lealtà alla Costituzione Italiana. E soprattutto perché non si dimentichi il passato, al quale occorre guardare per costruire un futuro migliore per le generazioni a venire".

Per l'occasione il Castello dei Doria è stato illuminato con i colori della Bandiera Italiana creando uno scenario particolare ed emozionale, al quale si aggiungono le numerose bandiere tricolore distribuite dal Comune e messe anche direttamente dai singoli cittadini.

 

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La storia dell'inno di Mameli... e Novaro

Il 10 dicembre 1847 a Genova per la prima volta venne eseguito Il canto degli italiani.

Chissà quante volte, nelle commemorazioni ufficiali che si sono avvicendate e che si avvicenderanno per il centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia, si è ascoltato e si ascolterà l'inno italiano, il fatidico Fratelli d'Italia di Mameli. Certo, nessuno farà caso, come al solito, che 150_AnniversarioMameli non è l'autore della musica, come è nella consuetudine italiana indicare, ma delle parole.
Eppure, quando si parla dell'Aida si dice «di Verdi», autore della musica, non mai «di Ghislanzoni», autore delle parole. Allo stesso modo la Carmen è di Bizet, giammai di Meilhac e Halévy, i librettisti. Eppure, Il canto degli italiani (questo il vero nome del brano) è passato alla storia col nome del poeta (alla maniera ottocentesca) e non del musicista.
Molto probabilmente, la causa è da individuare nella prematura, quanto gloriosa, scomparsa del giovane Mameli, morto nella difesa di Roma nel 1849. La glorificazione dell'uno causò l'oblio dell'altro, eppure entrambi, ancora giovanissimi, condivisero lo stesso ideale di libertà e di patriottismo.

Ma chi era Michele Novaro? – Michele Novaro nacque a Genova il 23 dicembre 1822 (e non nel 1818, come si legge in qualche rarissimo profilo) da Gerolamo, originario di Dolceacqua (Ventimiglia), macchinista presso il teatro Carlo Felice di Genova, e da Giuseppina Canzio, sorella di Michele Canzio, scenografo e poi impresario del massimo teatro genovese. Il giovane cantante si fa "le ossa" (all'ombra dello zio?) presso il Carlo Felice di Genova. Il suo nome compare per la prima volta in una produzione del Gianni di Calais di Donizetti, rappresentato presso il massimo teatro genovese la sera del 6 ottobre 1838, con esito infelicissimo. Ancora al Carlo Felice, lo vediamo impegnato ne La    

marescialla d'Ancre di Alessandro Nini (31 dicembre 1839) e, sempre dello stesso compositore, nella Cristina di Svezia, il 6 maggio 1840. In quello stesso anno cantò nella Parisina di Donizetti, sempre al Carlo Felice (19 febbraio). E non doveva essere proprio scalcinato, come cantante, se ebbe l'opportunità di esibirsi a Vienna, in altre due opere di Donizetti: alla prima di Linda di Chamounix, il 19 maggio 1842, e, nella parte di Gondì, nella prima rappresentazione della Maria di Rohan, il 5 giugno 1843 (prima che la parte fosse trasformata per musico nell'edizione parigina del novembre 1843), tutte al Kärntnertortheater. Quindi, fino al 1861, lo troviamo a Torino come secondo tenore e Dolceacqua_Anv_150_annimaestro dei cori al teatro Regio e al Carignano. Da cantante a didatta – Dopo l'unità d'Italia, Novaro lasciò la capitale piemontese. Tornò a Genova dove, con la moglie Elisabetta Breytweieser, la figlia Giuseppina e la suocera Carlotta, visse, per lungo tempo, in una casa in piazza Tessitori. In quegli anni lo

raggiunse il conferimento della croce di Cavaliere della Corona d'Italia. L'impegno e la partecipazione agli ideali del Risorgimento si concretizzarono non solo in una cospicua produzione musicale ma anche nella entusiastica realizzazione di concerti e spettacoli per la raccolta di fondi destinati alla causa nazionale. A Genova fonda una Scuola gratuita popolare di canto. Con questa scuola riuscirà a realizzare spettacoli che caratterizzeranno i cartelloni dei teatri cittadini per qualche tempo. La prima uscita degli allievi avviene il 1° ottobre 1869, presso il Teatro nazionale di Genova, ne Il maestro del villaggio, con musiche di compositori vari (tra i quali Cimarosa) messi insieme da Novaro. Il 4 ottobre 1873, presso il Teatro Andrea Doria, fu rappresentata l'opera Don Finocchio di Cotti Caccia; il 15 ottobre I due ciabattini di Francesco Ruggi e il 21 ottobre l'Ajo nell'imbarazzo di Donizetti, tutte nel medesimo teatro. Il 22 ottobre 1874, presso il Teatro nazionale, gli allievi della Scuola popolare misero in scena l'opera, in dialetto genovese, O megu pe forza, composta dallo stesso Novaro su parole di Niccolò Bacigalupo (probabilmente l'unico esempio di teatro musicale genovese del XIX secolo). Il 16 dicembre 1876 la Scuola di Novaro mette in scena Il barbiere di Siviglia di Rossini, presso il Teatro Paganini. Il musicista morì a Genova, il 21 ottobre 1885, a sessantatre anni, malato e senza un soldo (nonostante la croce di cavaliere di cui sopra). Furono i suoi ex allievi, tramite una colletta, a erigergli un monumento nel cimitero di Staglieno, accanto alla tomba di Mazzini.

Fratelli d'Italia – La storia dell'attuale, anche se mai riconosciuto definitivamente, inno della Repubblica italiana, nasce da una storia di amicizia. Entrambi, il poeta e il musicista, erano genovesi e, per giunta, nati e vissuti nello stesso quartiere. Lo scrittore Anton Giulio Barrili, il 10 novembre 1847, era a Torino, presso la casa del patriota Lorenzo Valerio, e fu presente quando, tramite il pittore Borzino, Novaro lesse per la prima volta la composizione di Mameli: «Si faceva musica e politica insieme [...] si leggevano al pianoforte parecchi versi sbocciati appunto per ogni terra d'Italia [...]. Entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, che voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca, gli disse: "To', te lo mando Goffredo". Il Novaro apre il foglio, legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos'è. Una cosa stupenda, esclama il maestro, e legge ad alta voce e solleva d'entusiasmo tutto l'uditorio». Novaro stesso, nel 1875, racconterà l'episodio in questi termini: «Mi posi subito al cembalo coi versi di Goffredo sul leggio e strimpellavo, assassinavo con le dita convulse quel povero strumento, sempre con gli occhi all'inno, mettevo giù frasi melodiche, l'una all'altra ma lungi mille miglia dall'idea che potessero adattarsi a quelle michele_novaroparole. Mi alzai scontento di me, presi congedo e corsi a casa. Là, senza pure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla mente il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su di un foglio di carta, il primo che venne alle mani, nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e per conseguenza anche sul povero foglio».

A mo' di conclusione – Il canto degli italiani (alias Fratelli d'Italia), musicato da Novaro, fu eseguito per la prima volta a Genova, il 10 dicembre 1847, durante la manifestazione per il 101° anniversario dell'insurrezione antiaustriaca (quella di Balilla, per intenderci!). La prima stesura manoscritta è conservata all'Istituto mazziniano di Genova ed è all'interno di un quaderno personale del poeta con appunti, poesie e scritti vari. Il secondo manoscritto si trova al Museo del Risorgimento di Torino. È la copia che Mameli inviò a Novaro. Sempre all'Istituto mazziniano di Genova è conservato un manoscritto musicale recante le seguenti parole «Torino 5 Xbre 1847. Quando la mia Patria dopo tanti anni di infame servaggio, respirava le prime aure di libertà», vergate dalla mano del Novaro. Si tratta, sicuramente, di una copia tarda poiché, accanto al nome del poeta – «Mamelli», [sic] –, sempre per mano del compositore, si legge: «Ucciso dai Francesi combattendo per la libertà Italiana a Roma».

Bibliografia minima:
Roberto Iovino, Michele Novaro e l'Inno di Mameli, in Fratelli d'Italia, Goffredo Mameli e Genova nel 1847 (a cura di Emilio Costa, Giulio Fiaschini, Leo Morabito, con uno scritto del presidente della Repubblica), Marco Sabatelli Editore, 1998;
Leo Morabito, La prima volta del tricolore, in Finestra sul Risorgimento (a cura di Andrea Casazza), Il Melangolo, 2004.

L'immagine: particolare di Michele Novaro (disegno a guazzo, sec. XIX [non ha data], Istituto mazziniano, Genova) di Giuseppe Isola (Genova, 1808-1893).

Francesco Cento